Prendo spunto dall'ultimo commento per parlare di una delle canzoni più belle del "Faber",che mi ha accompagnato per moltissimo tempo e che ancora adesso cerco ogni tanto di canticchiare lottando contro la memoria infida che non vuole ricordarsi le parole........E' un pò la quintessenza della poetica del cantautore genovese:la lotta contro l'ipocrisia e la morale borghese,l'attenzione e la comprensione umana per gli ultimi e i reietti,la consapevolezza che se non sono gigli son pur sempre figli//
vittime di questo mondo.
Il tutto rappresentato in una serie di sapide e vibranti scene ambientate nella città vecchia di Genova,tra i quartieri e le case dell'angiporto,In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
dove la vita pulsa,freme,si dibatte in mille vicende ora sordide,ora commoventi,ora coraggiose,dove troverai i ladri gli assassini e il tipo strano//
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Tutti quelli che vivono a Genova,che ci lavorano o ci studiano vanno subito con la mente a certe vie,certe atmosfere che ancora oggi sono rimaste più o meno le stesse.......Trovo che la canzone porti molto bene i suoi anni.
Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.
lunedì 12 maggio 2008
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1 commento:
Grazie davvero per questa perla... mi verrebbe anche da stuzzicare la polemica dicendo che questi personaggi popolari di De André, che abitano dove il sole non dà i duoi raggi, di certo non sarebbero facilitati da una scuola meritocratica...
Ma lasciando ad altri momenti le polemiche (per es. le lezioni di Linetti, così stimolanti da far pensare alle perle di Gutalax), volevo specificare il programma delle nostre - mie e dei miei amici, dei quali uno è diventato il mio compagno - serate pazze fra bottiglie vuote e nubi di fumo che opacizzano l'ambiente, ma sono necessarie a creare l'atmosfera. Cominciando con Coda di lupo, per tirarsi su e inorgogliosirsi un po', magari per trovare una dimensione istintuale più utile ad azzeccare almeno 8 note su dieci...
"Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto
correvo dietro ai cani
ma da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei, sui fatti tuoi
e al dio degli inglesi nonc redere mai.
E quando avevo duecento lune e forse
qaulcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo,
cambiai il mio nome in Coda di lupo,
cambiai il mio pony per un cavallo muto
e al loro dio perdente non credere mai [...]"
Con la fantastica strofa dedicata al 1977:
"Ed era già vecchio quando vicino a Roma
a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'Università
dei fratelli tute blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace.
E a un dio fatti il culo non credere mai [...]"
Dopo la prima canzone strimpellata con sempre più convinzione ci vuole l'album più politico di De André, e a mio parere uno dei più belli, Storia di un impiegato, cantato con giusta rabbia novecentesca.
"Anche se il vostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato le vostre 1100
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti"
...le barricate, il Maggio francese, gli anni Settanta italiani, c'è tutto.
"e se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti"
Strofa che ribadisce e specifica un grado di responsabilità di chi si gira dall'altra parte durante fatti sacrosanti! Una prospettiva, quella di De André, inequivocabile.
La bellissima Canzone del padre è un capolavoro di poetica sferzante e impietosa autoanalisi.
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